DEREK BOSWELL – ”Forest City – troppo piccola per essere trovata sulla mappa, ma troppo grande per essere un luogo invitante”

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“Forest City” è un progetto del giovanissimo Derek Boswell sviluppato sul suo territorio di origine in cui vive. Ci troviamo in Canada, in una cittadina di nome London che ad oggi conta circa 350.000 abitanti. E’ il capoluogo della provincia del Middlesex.

Per chi non fosse mai stato in Canada è facile immaginarsi un luogo all’avanguardia salvaguardato tutt’ora dalle grandi foreste che da sempre hanno permeato la nostra memoria collettiva. Tuttavia il fotografo ci racconta di una realtà differente, una realtà che è sempre più attuale in qualsiasi nazione.

Derek ci racconta di sé e del suo lavoro:

“Sono uno studente ventunenne e fotografo proveniente dalla città di London, situata in Ontario, Canada. Due parole, ‘’Forest City’’, sono praticamente il sinonimo del nome reale della mia città. Purtroppo o per fortuna, questo soprannome ha la precedenza sul semplice nome London. Come sono aumentati i tessuti urbani e rurali, così è mutata anche la loro identità. Forest City non è più quello che era una volta, uno potrebbe chiedersi – dove sono tutte queste foreste omonime? La condizione di questa città è fugace, può cambiare da un momento all’altro, poiché nuove case punteggiano quello che prima era spazio verde, nuove strade vengono pavimentate, nuovi grattacieli nascono dal terreno. Lentamente, ma costantemente, London trascende. Questo progetto esplora le direzioni di questo progresso con il mezzo espressivo ed effimero della fotografia. L’intento non è fornire risposte, ma sollevare domande su dove si sta dirigendo questo popolo e questo luogo, che fa comunque parte di un tutto più grande. Inoltre credo che questi interrogativi e questo tutto possano estendersi oltre la mia piccola parte di mondo. Ho sempre vissuto nella quintessenza della città canadese; troppo piccola per essere trovata sulla mappa, ma troppo grande e priva di qualsiasi personaggio esterno o fascino, per essere un luogo invitante. E’ un sentimento comune fra i locali. Dopo aver viaggiato fra Canada e Stati Uniti, vedo questa tendenza ripetersi spesso. Tanti posti non dispongono di un incentivo vasto per essere visitati. Tuttavia, oggetti di piacere estetico esistono nei luoghi nascosti, ma a volte solo per un breve momento. Se ci si sforza di esplorare questi paesaggi, questi luoghi belli e fugaci possono essere scoperti. Ed è qui che la fotografia agisce per ricercare questi piccoli diamanti grezzi, stralci di paesaggio che, attraverso la composizione fotografica – e non più attraverso l’occhio nudo – possono apparire accattivanti come qualunque altra vista”.

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Marc Augé nel ’92  introduceva questo cambiamento antropologico del vivere la città e della “creazione” di paesaggi alterati, ovvero di quei “nonluoghi” in contrapposizione ai luoghi antropologici, quindi tutti quegli spazi che hanno la prerogativa di non essere identitari, relazionali e storici, ma che saranno futuro incontro di relazioni.

La “surmodernità” insomma è sempre più che tangibile, le necessità di espansione della aree periferiche saranno probabilmente il futuro della decentralizzazione del centro urbano. Questo comporta diverse prerogative, esse sfociano in parte nella possibilità di riqualificazione delle aree dismesse e di un incremento di una comunità sempre più collettiva e partecipativa, dall’altra, una situazione preoccupante e una perdita di identità stessa della città, tema sempre più ricorrente e discusso nell’arte contemporanea di ieri e di oggi.

Il lavoro dunque è un racconto per immagini che rende concrete queste parole nelle nostre menti, quello che accade oltre oceano è lo specchio della nostra società, sempre più globalizzata e che anche io, come molti altri fotografi, ho a cuore.

La ricerca dell’identità e della memoria, ma anche il cambiamento antropologico dunque sono argomenti fondamentali per la lettura di questo progetto, un racconto suggestivo fatto di spazi metafisici e di metamorfosi in atto.

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Parlando con Derek abbiamo potuto riconoscere lui stesso  nei suoi ritratti, ogni paesaggio è una proiezione di se stesso oltre che la semplice documentazione. Un lavoro sensibile al cambiamento, un cambiamento in cui l’autore non esprime un giudizio conclusivo, ma che invece solleva noi stessi a porci delle domande.

 

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Qui potete leggere il testo originale scritto da Derek sul suo progetto Forest City.

 

I am Derek Boswell; a twenty-one year old student and photographer from the city of London, Ontario, Canada.
Two words; “Forest City”, are virtually synonymous with my city’s actual name. For better or worse, the nickname takes precedence over mere “London, Ontario, Canada”. Yet, as the rural and urban fabrics which give rise to this city are eternally augmented, so too is its identity. The Forest City is not the same as it once was – for one, where are all those namesake forests? The status of this city from one moment to the next is always fleeting: New roads are paved, more skyscrapers rise, and countless new homes dot what was once green space. Slowly and steadily, London, Ontario transcends itself. This body of work explores the directions of such progress with the similarly ephemeral medium of photography. The intention is not to provide answers, so much as it is to raise questions and intrigue of where a certain people or place is headed, by capturing dioramas and vestiges that speak to a greater whole. Moreover, I believe those questions and that notion of “the whole” can extend to realms beyond my own little section of the world:

I’ve always lived in the quintessential Canadian city; too small to reliably be on everyone’s map, yet too large – and lacking any outward character or charm – to be an inviting location. It’s a sentiment that even locals agree with. Having traveled through the US and Canada, I see this unfortunate trend repeated often. So many places lack an overt incentive to visit them. Yet, objects of aesthetic pleasure exist covertly in these locations – sometimes only for a fleeting moment. By forcing oneself to navigate these landscapes, these scenes can be discovered. Here, photography acts as a patron searching through the shop-worn bargain racks of a department store; seeking that diamond in the rough. Its existence may have been disarmed by its surroundings, but when that object is viewed in an alternative context – through photographic composition, rather than the naked eye – it has the power to be just as captivating as any other sight.

 

Flikr: https://www.flickr.com/photos/brickartisan/

Derek Boswell on Underdogs: www.tinyurl.com/underdog-zine

 

Giacomo Infantino

 

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