”Attraversare i Muri” – di Marina Abramović – fare arte col proprio Sè.

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Se siete incappati in quest’articolo vi starete chiedendo cosa accidenti c’entra il libro autobiografico di una performance artist con la fotografia contemporanea di cui tanto ci sta piacendo parlare.

Ebbene, secondo me c’entra. E ciò riguarda specialmente quei fotografi che hanno una predilezione verso l’autoritratto – ossia che, in sintesi, fanno i conti con se stessi sempre e comunque, anche nell’arte. Ho letto questo libro con un trasporto unico, magnetico. E credo che sia adatto a tutti coloro che si domandano – che cos’è il corpo? chi sono io?

Questo libro sa aprire orizzonti alle persone che usano se stesse per creare. Che la forma artistica riguardi la fotografia, la video arte, la performance, sempre del proprio sé si tratta. E’ sempre in gioco la propria fisicità, la propria mentalità ed emotività. Ho imparato da questo libro che l’essere umano ha qualcosa di sconvolgente. Performance estreme non sono soltanto pura follia, ma sono prove per il sé dove l’autodisciplina, il controllo del dolore, del respiro, dei propri sentimenti, regna sovrano. E, nel caso della performance, vi è un certo grado di imprevedibilità dato dalla presenza e dalla partecipazione del pubblico. Certo, scattarsi un autoritratto è molto semplice. Anzi, è apparentemente semplice.

C’è un grande interrogativo nella mia testa, e dice: noi siamo sempre Noi nella foto che scattiamo? Ancora non ho risposte certe, e queste sono indubbiamente soggettive, ma sono quasi sicura che molti di voi si chiedano, qualche volta, chi è quello che ho fotografato? Ma non sono altrettanto sicura che tutti rispondano sempre: sono io. La Abramović ha iniziato dipingendo quadri, quadri astratti e un po’ surreali dove cercava di mettere se stessa e i suoi colori preferiti. Ma ha capito che l’arte non è puramente un manufatto, un oggetto inanimato da toccare.

Questo è successo quando – ‘’Filipović tagliò un pezzo di tela e lo posò sul pavimento. Aprì un barattolo di colla e lo rovesciò sopra; aggiunse un po’ di sabbia e pigmenti di vari colori – giallo, rosso, nero. Poi ci versò sopra mezzo litro di benzina, accese un fiammifero e fece esplodere tutto. ‘’Questo è un tramonto’’, disse. E se ne andò. (..) In seguito capii perchè quell’esperienza era importante. Mi insegnò che il processo era più importante del risultato, così come la performance per me ha maggiore significato dell’oggetto.’’ (Attraversare i Muri, un’autobiografia – Marina Abramović con James Kaplan – trad. a cura di Alberto Pezzotta. Bompiani, Milano 2016)

Forse sono io, ma in questo semplice atto compiuto davanti a una ragazzina di 14 anni c’è qualcosa di magico e poetico. Quando uno si autoritrae interpreta sicuramente un qualcosa, forse se stesso, forse uno stato d’animo, un ricordo, una sensazione. Ma quest’atto non è esso stesso una piccola perfomance? Diciamo per se stessi, senza pubblico. Ma non è un artificio che noi compiamo in favore di qualcosa, con la finalità di un risultato? Artificio, poi, per modo di dire. A mio parere la persona che interpreta qualcosa perchè sceglie di farlo è molto più vera di un attore che recita un qualcosa che gli è stato chiesto. Un fotografo si autoritrae e il suo obiettivo è catturare la fotografia del sé, un performer inscena qualcosa per suscitare domande, scalpore, per testare la reazione di chi gli sta di fronte. Ma tutto, tutto questo, ha a che fare con la nostra più intima persona e sono sicura che in questa pratica del fare arte con il sè – o almeno il provarci – ci sia un bisogno e una ricerca intima nascosta, sedimentata sotto il nostro strato più conscio. In questo senso, nemmeno noi sappiamo dove possiamo arrivare e quanta crescita umana possa esserci nella pratica artistica.

Ecco perchè è fantastico questo libro di Marina Abramović, ecco perchè mi ha così rapita. Perchè in quest’autobiografia c’è tutta la consapevolezza di una vita, e non c’è distinzione fra la Marina-individuo e la Marina-artista, lei è una sola persona. Questo libro fa tremare dalla sua bellezza, trasuda sensibilità e animo. Chiunque abbia caro il tema del corpo, (sempre a mio parere) dovrebbe leggerlo per capire fin dove un corpo può arrivare.

‘’Mi rendo conto che è un tema cui ritorno costantemente: cerco sempre di dimostrre a tutti che posso farcela da sola, che posso uscirne intera, che non ho bisogno di nessuno. E anche questa è una maledizione, in un certo senso, perchè sono sempre occupata a fare cose – a volte troppe – e perchè spesso sono stata lasciata sola (come in un certo senso desideravo) e senza amore.’’

 

Nell’immagine di testata – Marina Abramović, Balkan Baroque (1997)

 

Chiara Cordeschi

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