“PAOLO MORETTI – WAITING – Posti che continuano silenziosamente ad esistere”

Oggi parliamo di Paolo Moretti, un fotografo nato a Monopoli (Bari), nel 1987.
Il suo lavoro è improntato principalmente sulla documentazione in chiave artistica del territorio. Le sue fotografie, infatti, sono lo specchio di una visione personale che nasce dalla necessità di raccontare e documentare i luoghi vissuti, con l’obiettivo di portare agli occhi degli spettatori i propri pensieri. Questi, spesso, risultano essere molto critici.
Nel corso della sua carriera le sue produzioni sono state pubblicate presso la Gazzetta del Mezzogiorno, Repubblica, Ignant, Phroom, Phosmag e Beauty Italy.
Il progetto “Waiting” qui presentato, e’ basato su un’interpretazione del paesaggio contemporaneo, un percorso concreto che, partendo dal mare, arriva sino alle abitazioni lasciate vuote dai vacanzieri; ci troviamo a Torre Canne (Brindisi).
I colori tenui dipingono un paesaggio vuoto di presenza umana. Non ci sono macchine, persone, voci, ma malinconia e nostalgia, elementi che portano con sè un’atmosfera metafisica.
Le immagini non stimolano solo il senso visivo, ma anche il senso emotivo.
Waiting - Paolo Moretti - 12
Il rumore della risacca del mare, il vento ancora caldo di un’estate vissuta che lascia spazio all’autunno e alla desolazione, non vogliono essere soltanto elementi di ricerca – sul e del – territorio; ma piuttosto una visione concreta di quello che resta di questi paesaggi dopo i periodi estivi. Sono luoghi che accolgono estate e inverno, felicità e malinconia, incontri e solitudine. Ciò crea scenari surreali. Questi luoghi sembrano animarsi solo grazie alla presenza dei turisti. D’inverno, sembriamo trovarci su una giostra ferma. In realtà, però, questi posti continuano silenziosamente ad esistere.
Waiting - Paolo Moretti - 15
Per approfondire ancor di più il suo lavoro e la sua visione, abbiamo posto alcune domande a Paolo inerenti a ”Waiting”

Quando hai iniziato il tuo progetto “Waiting” e quale è stata la tua esigenza?

“Waiting” è nato nel novembre del 2015, nelle giornate in cui il vento era quasi inesistente e il mare completamente piatto. Così è sorta la voglia di raccontare le emozioni che i luoghi in quel periodo mi trasmettevano. Sentivo la necessità di svelare il secondo volto di un paese e descriverlo estrapolando le mie sensazioni traducendole in fotografie.

Sembra che i luoghi da te raccontati vivano un momento di stasi, sospesi, che abbiano una perdita d’identità. E’ così?

Questa indagine sul territorio mi ha fatto capire quanto un luogo, se pur nella stessa forma urbanistica, architettonica, trasmetta una seconda identità. A conclusione di essa ho capito come questi paesi possono essere vissuti anche in periodi alternativi e sarebbe bello vedere un turista godersi la tranquillità del posto al di fuori del caos estivo per scoprire un nuovo territorio fatto di silenzi.

I cittadini come vivono questo luogo?

L’anima del territorio è chi il territorio lo vive tutto l’anno, c’è un accenno di vita quotidiana in uno scenario fantasma fatto di case vacanza chiuse e cartelli “affittasi”. Per loro è un ritorno alla quotidianità per altri invece alla monotonia.

Waiting - Paolo Moretti - 03

Dei luoghi che hai fotografato cosa ne sarà un domani?

Questi luoghi fotografati rappresentano un aspetto di vita diversa, non vi è solo un approccio critico, ma anche e soprattutto riflessivo. Un aspetto interessante da indagare sarebbe il come potrebbe funzionare un paese senza il suo turismo estivo; sarebbe bello vedere la stessa affluenza che c’è d’estate anche d’inverno, ma fatta di gente locale.

Di recente hai fatto una mostra personale molto importante, parlacene un po’.

In occasione del Festival M.A.F. Mondopolitani Art Fest a Monopoli (Ba), ho esposto il mio ultimo progetto fotografico che riprende un aspetto molto critico delle nostre coste, cioè l’inquinamento. Un aspetto ormai universale che può rispecchiarsi su qualsiasi territorio. 16 fotografie in 8 dittici esposti in lightbox alti un metro, in un palazzo chiuso da trent’anni. Ho creato un’atmosfera tale da immergere il visitatore in una profonda riflessione e dare vita ad un aspetto insolito della costa. Il progetto è nato guardando tra i rifiuti, molti di essi hanno etichette di paesi lontani che si trovano dall’altra parte del mare. Ho scelto perciò di intitolare il progetto “da Costa a Costa”. Esporre le proprie immagini è indescrivibile, è dare vita alla fotografia, renderle finalmente concrete, reali. In questo progetto ho esaltato questo concetto con un’esposizione singolare.

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Viviamo in un momento in cui la fotografia è nel suo pieno “revival” sopratutto qui in Italia. Qual è il tuo ruolo in tutto questo?

Il futuro della fotografia sta nella raccolta di queste immagini che servono come testimonianza del cambiamento sociale e territoriale, destinate a cogliere gli sviluppi e lavorare sugli errori. Il mio ruolo oggi è quello di ritrarre il paesaggio contemporaneo che acquisirà valore nel tempo proprio per via del suo cambiamento.

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Paolo Moretti: www.morettipaolo.com

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Giacomo Infantino

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