”NICOLA DIPIERRO/ Iddu – La gente non approda a Stromboli, naufraga verso l’isola”

Puoi immaginare come mi possa sentire qui, Padre, una straniera. Queste rocce nere, questa desolazione, questo… questo terrore. Quest’isola mi fa diventare matta.

                                                                                                                                                                  (Karin, Stromboli terra di Dio, Roberto Rossellini)

 

Inizia con una citazione il racconto fotografico e l’intervista con Nicola Dipierro, classe 1989. Nicola si interessa alla fotografia di reportage e documentaristica, oltre a svolgere lavori commerciali. Dopo aver frequentato numerosi workshop con alcune figure importanti come Francesco Iodice, Renata Ferri, Cesura, Marco Pinna, Giovanna Calvenzi e molti altri, da due anni segue le vicende attorno all’ILVA di Taranto. Nel 2016 con il progetto ”Aurelia” è finalista al festival “Foto Leggendo” a Roma e viene premiato agli International Photography Award.

Il lavoro di Nicola di cui voglio parlare è ”Iddu”, un reportage svolto sull’isola di Stromboli, situata nelle isole Eolie in Sicilia. Ho avuto il piacere di conoscere Nicola e di scoprire il suo lavoro durante il soggiorno a Visa pour l’Image 2017 a Perpignan, Francia, grazie a Canon e alle letture portfolio con Magnum. Qui Nicola mi ha raccontato personalmente il suo viaggio e le difficoltà incontrate. Prima di tutto la necessità di integrarsi con i pochi abitanti del luogo e le avversità dello scattare in scarse condizioni di luce, in quanto l’isola è quasi priva di illuminazione artificiale durante le ore notturne.  Tutto questo, però, ha reso ancor più magico ed emozionante il suo viaggio. Solo abitando Stromboli si può percepire il fascino di questo luogo che ha un’identità sua molto forte conosciuta in tutto il mondo grazie anche al regista Roberto Rossellini, esponente neorealista, che nel 1950 realizza una pellicola straordinaria ”Stromboli, Terra di Dio”, che racconta la vita di una donna, Karin (Ingrid Bergman). Il film, girato quasi interamente da attori non professionisti, ma da abitanti nel luogo, ci racconta Stromboli nella sua essenza durante la Seconda Guerra Mondiale.

 

Nicola, tramite le sue immagini, ci racconta la sua esperienza.

”Inverno – Stromboli – Sull’isola ci sono poco più di trecento abitanti, o almeno dovrebbero. Molti di loro, più che altro madri e figli, sono andati via per seguire gli studi a Messina o a Lipari, le scuole qui non vanno oltre la terza media, tornano a casa per le feste o nei week end. Gli uomini invece, durante questa stagione si dedicano prevalentemente ai lavori di muratura e cura delle case e dei giardini di chi, con l’arrivo dell’estate, si trasferirà qui per un mese o per una settimana.

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Iddu / Nicola Dipierro

Al molo c’è un piccolo mercatino di frutta, verdura e formaggi portati qui da un aliscafo, mentre nei cassoni degli Apecar (unico mezzo di trasporto sull’isola insieme ai golf cart) i pescatori hanno esposto il pescato della mattina. Sono rimasti in pochi, li si riconosce perché hanno tutti la barba ed i capelli lunghi, alcuni sostengono che sia dovuto alla mancanza di barbieri in paese, altri raccontano che negli anni settanta un ondata di turisti hippie abbia influenzato il loro stile.

Il vulcano,  “Iddu” (lui in dialetto siciliano) sovrasta il paesino, la cima, a 926 metri sopra il livello del mare, sparisce in una nube di fumo perenne. È il vulcano più attivo d’Europa e uno dei più attivi al mondo. Chi abita qui non lo teme, ma lo rispetta a tal punto da venerarlo quasi come fosse un divinità.

La gente non approda a Stromboli, naufraga verso l’isola, non i turisti, ma chi decide di rimanere. Arrivano da tutte le parti del globo, dall’Australia, dagli Stati Uniti, Francia, Germania, per una storia d’amore finita male, per la voglia di non scomparire in una metropoli, per sentirsi meno soli o per sentirsi isolati.

Per vivere qui ci vuole coraggio e spirito di adattamento. L’acqua va razionata, la porta una nave la mattina, ci si riscalda con le stufe a legna, non c’è un ospedale, il più vicino è quello di Messina a venti minuti di elicottero. Il vento, il mare ed il vulcano condizionano in modo rilevante la vita degli isolani.

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Nel 2013, una grossa eruzione causò una frana che si riversò in mare, provocando la formazione di tre onde anomale alte dodici metri l’una, che spazzarono via il molo e le case più vicine alla riva. Nel 2015 il mare fu in tempesta per un mese intero, impedendo l’attracco di qualsiasi tipo di imbarcazione al molo, lasciando gli strombolani privi di provviste.

Nonostante tutto, quando arrivi a Stromboli riesci a intuire sin da subito cosa spinge la gente a rimanere qui, cosa vuol dire essere isolano, sentirsi un individuo: l’atmosfera è surreale, il silenzio assordante.”

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Iddu / Nicola Dipierro

Nicola si interessa a generi di fotografia diversi fra loro. Abbiamo cercato di scoprirlo al meglio attraverso quest’intervista in cui si racconta in modo più personale e approfondito.


Quando hai iniziato a fotografare? Che cos’è per te la fotografia oggi?

Ho iniziato a fotografare quattro anni fa. Oggi per me la fotografia è un pretesto per conoscere, viaggiare ed avvicinarmi alle storie, oltre che il linguaggio che prediligo per mostrare quello che mi interessa.

Quali fotografi ti hanno influenzato maggiormente o a chi/cosa ti ispiri per creare?

Sono stato influenzato da fotografi come Sterfeld e Alec Soth, sia per quanto riguarda il modo di approcciarsi ad una storia, sia per le tematiche e i soggetti che scelgono di fotografare.

Quali sono le tematiche e i soggetti a cui sei più vicino e perchè senti questa necessità?

In questo momento sono interessato ad un’ indagine ambientale ed antropologica legata alle “terre estreme”, il mio interesse nasce dopo essermi confrontato con tematiche legate all’ambiente durante il periodo da operaio nell’agricoltura intensiva.
Nella scelta dei soggetti probabilmente entra in gioco molto spesso l’empatia nei loro confronti e le similitudini che scorgo tra me e loro.

Un libro che ti ha profondamente cambiato e perché?

Più che per un libro in particolare, sono stato influenzato molto dal cinema, in particolar modo dai documentari di Werner Herzog e dalla sua visione riguardo il documentario.

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www.nicoladipierro.com

 

Giacomo Infantino

 

 

 

                                                                                       

 

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