“ALESSANDRA CALO’ – Kochan – Siamo fatti di strati, la nostra vita è una sovrapposizione di avvenimenti”

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Kochan / Alessandra Calò

Alessandra Calò è un’artista che crea opere fra l’arte contemporanea e la fotografia.
Il suo lavoro riporta alla luce antiche tecniche di stampa e reinterpreta materiali preesistenti come la fotografia d’archivio. Ha realizzato numerosi progetti fra cui Gli oggetti ci parlano, progetto commissionato dai Musei Civici di Reggio Emilia, FluxusFace, commissionato e acquisito dalla Fondazione Palazzo MagnaniAntipodi Apolidi per il Museo di Arte contemporanea Spazio Gerra e Secret Garden, con cui nel 2014 vince la sezione OFF di Fotografia Europea, selezionata da Gigliola Foschi ed Elio Grazioli.
Nel 2017 viene invitata in residenza d’artista a Madrid dalla direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, Laura Pugno, con l’obiettivo di realizzare un’installazione site specific di Secret Garden, collaborando con autrici spagnole e ricercando in loco materiali d’archivio per lo sviluppo del progetto.

Il progetto che Alessandra ci ha proposto si intitola Kochan. Il tema ha come protagonista il corpo, visto nella sua essenza più profonda ed emotiva – un corpo che sente ma, come ci spiega l’artista – che non conosciamo abbastanza. Proprio come un territorio cerchiamo di mapparlo, conoscerlo, esplorarlo. L’immagine astratta che si crea ci coinvolge e ci spinge a guardare sempre più nel dettaglio per ricreare mentalmente le forme che conosciamo. Il corpo sconfina dalla sua forma materiale per raccontarci l’immateriale che lo compone. Il risultato è un lavoro dai toni chiari e delicati che ci descrive l’universo corporeo individuale ed emotivo di ognuno di noi.

Come, quando e perché ti sei avvicinata alla fotografia?

Di preciso non saprei. Sono sempre stata attratta – sin da piccola – da vari linguaggi espressivi. Della fotografia e del mondo dell’arte, ho approfondito in autonomia la conoscenza (fuori dalle Accademie), fino a restarne coinvolta in prima persona.

Il tuo progetto ‘’Kochan’’ è una sorta di mappa corporea, parlaci meglio di questa riflessione. Che cos’è per te un corpo? Come vivi la dimensione del tuo corpo e di quelli che ti circondano?

Kochan è la riflessione su un corpo che si scopre cambiato o, forse, che si scopre e basta. L’ho definito “un territorio da esplorare, del quale non abbiamo le giuste coordinate” Mettersi in ascolto credo sia la chiave. Spesso siamo sopraffatti da tutto e subiamo la vita senza rendercene conto. Il nostro corpo registra e spesso ci invia segnali che non riusciamo neanche a decifrare. Noi non ci conosciamo abbastanza.

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Kochan / Alessandra Calò

Guardando i tuoi progetti Les Inconnues – Secret Garden e Kochan abbiamo notato una predominanza di corpi e temi femminili collegati al naturalismo, quale sensazione cerchi di trasmettere e cosa rappresentano questi temi per te?

La natura è un fattore essenziale che rende il mio stato d’animo percettivo e produttivo. Il femminile è l’allegoria nella quale racchiudo il mio universo: trasmette concetti e sensazioni forse non esprimibili altrimenti.

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Alessandra Calò / Les Inconnues

Utilizzi molto la fotografia d’archivio e la memoria è un tuo tema ricorrente. In alcuni dei tuoi progetti, infatti, si parla di morte; possiamo considerarlo come un processo di ristrutturazione interna che avviene quando si perde una parte di sè o anche come una riflessione sulla mortalità?

Io sono affascinata dalla transitorietà delle cose e delle persone, di tutto quello che in un momento è, e il momento successivo non è più. Vista in questo modo, la fotografia è la solitudine e la bellezza di un attimo. Utilizzare e reinterpretare materiali d’archivio significa non far morire mai nulla, ma rimettere in circolo tutto, la memoria per prima, partendo da lì per creare nuove immagini.

Tecnicamente parlando utilizzi spesso la sovrapposizione, come mai?

Siamo fatti di strati, sedimentiamo nel tempo emozioni, ricordi, esperienze. Tutta la nostra vita è una sovrapposizione di avvenimenti. Parto da questo concetto, ma sicuramente utilizzo questa tecnica per dire altro. Per esempio, che possiamo sempre guardare attraverso, non soffermarci all’apparenza, per scorgere ancora qualcosa che potrebbe esserci sfuggito. Anche la mia passione per le tecniche antiche di stampa (sali d’argento, callotipia, cianotipia) è un voler attingere nel passato della fotografia e riattualizzarlo. Qui, l’errore è sinonimo di “umano” e la ricerca della perfezione – quasi – fuori controllo.

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Kochan / Alessandra Calò

Hai un curriculum artistico molto ampio, cosa ti viene in mente se ti dico ‘‘Fotografia Contemporanea’’? Hai consigli da dare a coloro che vogliono entrare in questo mondo?

La fotografia contemporanea siamo noi, adesso, e lo saranno quanti le si avvicineranno nel tempo. Io sono la prima che non segue i consigli che le vengono dati e non mi sento adeguata per darne. Per quanto mi riguarda, cerco sempre di essere me stessa e non lasciarmi influenzare dalle tendenze (o dalla regola dei terzi).

Attualmente dove è rivolto il tuo sguardo? Su cosa ti piacerebbe lavorare in futuro?

Sto per diventare grande. Per la prima volta, ho deciso di rivolgere il mio sguardo alla macchina fotografica. Sarà un nuovo modo di essere me stessa. Almeno per questo anno. Saranno gli eventi a portarmi verso il futuro. Intanto aspetto e non mi muovo da qui.

 

Parallelamente alle sue ricerche artistiche, Alessandra lavora come fotografa freelance e alcuni suoi lavori pubblicati su importanti riviste e magazine come Marie Claire Maison, Abitare, Elle Decoration UK, Vogue, L’Espresso e TuStyle.

 

 

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Qui alcune immagini estrapolate dai suoi lavori.

 

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Website: http://alessandracalo.it/

Instagram: https://www.instagram.com/alessandra__calo/

 

Chiara Cordeschi

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