“MATTEO SPERTINI – Questo il presidente non lo sa”

What the president does not know


”Il diario senza trama di un anno passato a giocare con i bambini ospiti degli orfanotrofi della Buryatia: una stepposa repubblica russa incastrata in fondo alla terra addormentata, un angolo di mondo popolato da arredamento kitsch e simboli rugginosi e obsoleti di ideologie sconfitte, ancora inchiodati agli stipiti.

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Io credo che gli educatori, i criminali, il presidente, non possano sapere; come non potevo io prima di partire. Non possono immaginare che negli orfanotrofi dell’impero è custodito un patrimonio colmo di ottimismo ostinato e irrazionale. Pronto a essere mostrato, per quanto prezioso, a chiunque passi dalla sala dei giochi, purché abbia il coraggio di abbassarsi un po’, purché accetti di lasciare la propria misera compassione sotto la neve. Un tesoro caparbio e sereno nonostante tutto, alla faccia dei vostri poveri genitori delinquenti sventurati, soldati alcolizzati violenti figli di troia. Loro là fuori, non possono conoscere, credo, l’innocenza accanita di cui siete armati, tagliente più delle spade che v’immaginate tra le mani, pericolosa più dei kalashnikov con cui papà giocava in Cecenia.”

Matteo Spertini presenta così il suo progetto “Questo il presidente non lo sa”.

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Quando e perché hai scelto di partire in Buryatia?

Nel 2013 avevo finito un master in fotografia documentaria e avvertivo una forte voglia di fare un’esperienza fuori dei miei confini geografici e professionali. Il progetto SVE – Servizio Volontario Europeo è stata così una grande occasione per me in quel momento. Perché in Buriazia (Russia)? E’ stato del tutto casuale. Ho fatto richiesta per forse dieci progetti sparsi nel mondo. Sono stato selezionato per questa repubblica siberiana probabilmente perché in pochissimi ci vogliono andare, considerati il clima e l’ostacolo linguistico. Mi dissi: perché no? Mi piaceva l’idea di partire per un posto con pochissimi stranieri e di misurarmi con un inverno degno di questo nome.

Raccontaci qualche episodio accaduto che ti è rimasto particolarmente impresso. (o le difficoltà che hai incontrato)

Di aneddoti ce ne sarebbero a iosa. In un posto con così pochi stranieri è facilissimo familiarizzare con le persone del luogo. Le discussioni di geopolitica internazionale appena si mette un piede sull’autobus sono cosa all’ordine del giorno e, credimi, non so nemmeno io come abbia fatto a schivare una terza guerra mondiale con la conoscenza che ho della lingua.

Ricordo che una volta stavo bevendo una birra in un pub con degli amici, un tizio si è alzato dal suo tavolo dalla parte opposta del locale e, trascinandosi dietro il suo sgabello, è venuto a sedersi affianco a me, passando prima dal bancone a comprare una bottiglia di vodka da bere insieme. Si sedette affianco a me chiedendomi da dove venissi e poi con un grosso sorriso continuò: “adesso Italia e Russia fanno amicizia”.

Era un militare in uscita libera. Ce ne sono moltissimi nella zona. Rifiutare una (o molte, come in questo caso) vodka offerte è molto offensivo e non avevo certo intenzione di innervosire il mio interlocutore. Brindammo diverse volte, lui mi parlava a voce altissima della Cecenia, della Crimea, della bontà del suo presidente, attaccò poi a chiedermi spiegazioni su come fosse possibile che un esercito – parlava di quello italiano – che fu così potente all’epoca dell’Impero Romano, oggi sia ridotto così (a detta sua ridicolo, paragonato a quello russo). Mi veniva da ridere, nella testa mi risuonavano frasi come “odio le armi e vorrei vivere in un mondo senza eserciti né confini da invadere” ma scoprii i miei ideali essere proporzionati ai miei muscoli. Insomma il mio nuovo amico parlava e parlava, di quanto il suo Paese sia forte e quanto faccia schifo il mio. Cercavo di argomentare, di balbettare qualche “sì ma…”. I miei amici russi non riuscivano a staccarmelo di dosso, vedevo la situazione diventare ingestibile e la sua faccia avvicinarsi alla mia. All’improvviso andò in bagno e quando ritornò io ero sparito.

Questa storia non è un granché probabilmente, ma spiega come ovunque andassi diventavo un’attrazione esotica da interpellare su temi in cui avere un confronto esterno è piuttosto complesso.

Ho un blog in cui sono raccolti alcuni episodi e storie della mia esperienza laggiù: http://matteospertini.blogspot.it/

Raccontaci una giornata tipo all’interno dell’orfanotrofio e qual è stato il tuo ruolo oltre quello di fotografo.

Ero volontario SVE. Sulla carta il mio progetto prevedeva l’organizzazione di laboratori all’interno di varie strutture sparse per la regione. La realtà però fu molto diversa: ero il solo volontario, nessuno parlava inglese e la collaborazione da parte dello staff locale mancò totalmente. Scelsi di restare anche se la mia figura era poco utile, cercai di supplire alle mie carenze organizzando laboratori in cui non c’era bisogno di parlare molto, sorvolando sulla conflittualità con lo staff. Mi chiedo spesso quanto sia stata utile la mia figura ai bambini ospiti delle strutture. Cerco di rispondermi che dopotutto ciò che gli serve non sono certo sofisticati workshop ma l’attenzione di un adulto e la valorizzazione di quel che fanno. So per certo il valore che ha avuto per me questa esperienza e da un punto di vista egoistico so che restare è stata la scelta giusta. La gestione del progetto rimane comunque controversa e il mio lavoro “Questo il presidente non lo sa” si interroga anche su questo. Come in generale sul senso del volontariato internazionale.

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Quanto credi sia ‘’resistente’’ l’innocenza di questi bambini? Che futuro hai visto/immagini per loro?

E’ una domanda estremamente pertinente, di cui ti ringrazio. Non sono sicuro di saper rispondere, però. Quel che ho visto io è una situazione piuttosto estrema. I bambini/ragazzi vivono una condizione di marginalità forzata, geografica e sociale. Una situazione che agli occhi miei, di occidentale cui non sono mai mancati beni di prima necessità né materiali né affettivi, sembra del tutto estrema. Si voglia considerare l’aspetto climatico, la posizione geografica, le storie dei ragazzi. Alcuni di loro raggiungono la maggiore età (in cui escono dalla protezione dello stato) aspettando richieste di adozioni che non arrivano, alcuni vengono invece adottati e riportati al mittente dopo un periodo per diverse ragioni. E così aspettano in vano tra una struttura pubblica e l’altra, deportati dalla burocrazia in casermoni giganteschi nel mezzo della steppa, dove spesso non arriva nemmeno una strada carrabile. Confinati senza colpe. Nascosti agli occhi del mondo in strutture in cui chi si prende cura di loro lo fa solo per lavoro. Ricordo un orfanotrofio vicino al confine con la Mongolia (cinque ore di autobus dalla città di Ulan Udè, capitale della Buriazia). Era fine giugno e ci svegliammo al mattino con 20 cm di neve per terra. Questa struttura ospitava cinquantatre maschi e sei femmine. Descrivo questo per dare un’idea di ciò di cui si parla.

Non so se “innocenza” sia il termine più adeguato. Ma di sicuro frequentandoli si scopre una forsennata voglia di sopravvivere e di farlo normalmente, con un grande sorriso sulle labbra. Dopo tutto il trattamento ricevuto da parte degli adulti questi bambini/ragazzi partecipavano ai giochi di gruppo che gli proponevo con volontà ed entusiasmo. Probabilmente più di quanto ce ne mettevo io alla loro età, all’oratorio del mio paese.

Rischio di suonare patetico, ma è la realtà. Per ritornare al mio progetto, questo è quel che il presidente non sa, qualcosa che sfugge persino ai servizi segreti e agli adulti, troppo impegnati dalle cose importanti di cui si devono occupare per riuscire a chinarsi e guardare cosa succede poco più in basso, dal punto di vista dei bambini.

Tutte queste chiacchiere e questo mio (nostro?) ragionare risulta ridicolo e inadeguato davanti alla semplicità con cui quei bambini o ragazzi riescono a guardare oltre qualsiasi condizione che a noi risulta insormontabile. E questo, per quanto retorico possa suonare, è ciò che mi sono portato a casa. Ciò di cui sono loro più grato.

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Website: www.matteospertini.com

Altri Progetti: http://www.matteospertini.com/act-1-monteviasco/

http://www.matteospertini.com/act-ii-killavoggy/

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