“RHAMELY – SMALL HAND – Con le mani voglio amare”

small hand, rhamely 2016-2017 (6)

 

‘’Fotografare mi calma e mi accende l’anima allo stesso tempo, un tormento di cui non posso fare a meno.’’

E’ con questa frase che Rhamely si presenta, e così voglio presentarvela.

Una giovane donna sognatrice di 29 anni, che a 26 abbandona il lavoro di istruttrice di nuoto per studiare Pittura e Arti Visive all’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove vive e soprattutto dove fra poco darà la tesi in Teoria e Metodi dei Mass Media con il suo ‘’Diario Visuale’’. Ci racconta che da qualche anno si divide fra il nord Italia e Napoli ‘’per lavoro, per amore, per futuro’’. Non a caso, infatti, ha in programma due mostre per il 2018, una a Torino e una a Napoli.

Nelle sue fotografie cerca di comunicarci movimento, dinamismo, viaggi e multitudini di racconti che la riguardano molto da vicino. C’è una profonda ricerca di vertigine, in lei. E, forse, voglia di volare.Nella sua profonda sostanza, possiamo affermare che Rhamely vive di poesia. Poesia in tutte le sue forme, da quella scritta a quella letta, da quella visiva, dipinta o fotografata, a quella udibile. E – sempre non a caso – tiene una pagina/diario su Medium. Questo senso di vertigine vive nelle sue mani piccole, ma ostinate.

‘’Ho le mani piccole. E con queste tocco il mondo e le cose. Ho le mani piccole che mi hanno detto che sono delicate, che sanno amare. Ho le mani piccole e non me ne vergogno. Io con le mie mani voglio toccare tutto quello che c’è da vedere. Con le mani voglio amare.’’

Le sue mani sono sempre con lei. Con le mani fotografa, dipinge, scrive, sfiora le persone che ama. Con le mani, lei vede. Le sue fotografie, viste tutte insieme, ci appaiono proprio come un diario intimo e personale del suo vissuto. Pezzi di quotidianità che vengono rubati al passare del tempo.

Comprendo appieno la sua profonda sensibilità quando le chiedo quale sia il libro che l’ha cambiata. E anche se ha difficoltà a sceglierne uno fra i tanti, mi risponde che oggi si sente sè stessa con ‘’Che tu sia per me il coltello’’ di David Grossman. Ci riporta una citazione profonda, che ancora una volta ha a che fare con le mani ‘’All’inizio ci siamo toccati come se fossimo degli estranei. Poi ci siamo toccati come ci hanno insegnato a farlo. Solo alla fine abbiamo osato toccarci come facciamo noi due”.

Toccare ha un’origine onomatopeica e significa letteralmente – entrare in contatto. La sua necessità di fotografare deriva da una forte pulsione interna, e io credo sia proprio questo voler toccare le cose con mano ad ogni costo, per sentirle vere, per percepirne l’energia, la consistenza. Nelle sue foto tende le mani verso le cose, e lo fa anche quando le cose sono inafferrabili, come nel caso dell’aria. Eppure Rhamely si protende lo stesso, cercando in ogni modo di afferrare la vita.

Seguitela su Instagram qui – https://www.instagram.com/rhamely/?hl=it

 

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Chiara Cordeschi

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